L’eredità di Milano Cortina 2026: dai nuovi metodi organizzativi al turismo sostenibile
All’Università LUMSA il convegno ‘Olimpiadi e Paralimpiadi, una legacy per un turismo sostenibile’
Ministro Mazzi: Nostro obiettivo trasformare i Giochi in opportunità per il Paese: abbattimento barriere architettoniche, eredità preziosa per un nuovo modello di turismo
Commissario Fasiol: in tema di disabilità ancora tantissime cose da fare, ma abbiamo dimostrato che siamo pronti per organizzare un’altra Olimpiade e Paralimpiade
Pecoraro (ANAS) Giochi ci hanno lasciato un metodo di lavoro, capacità di pianificazione e innovazione. Le infrastrutture realizzate sono un’eredità per i giovani
Oltre alle prestazioni sportive, le medaglie vinte e le emozioni provate, cosa resta dopo i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026? Una volta spenti i riflettori, le grandi manifestazioni sportive cosa lasciano in eredità ai territori ospitanti? Il ‘lascito’, che conosciamo con il termine inglese legacy, sintetizza lo sforzo organizzativo e finanziario da parte del Sistema Paese che si traduce in un netto miglioramento della quotidianità per residenti e turisti. Questo tema è stato approfondito durante il convegno ‘Olimpiadi e Paralimpiadi, una legacy per un turismo sostenibile’, organizzato dall’Università LUMSA in partnership con la Fondazione Cortina, con il patrocinio del Ministero del Turismo e del Comune di Cortina d’Ampezzo.
Ad aprire i lavori il prof. Francesco Bonini, rettore dell’Università LUMSA, che ha sottolineato il senso dell’iniziativa: «Questo è un momento di università, cioè un momento in cui l’Università, insieme con importanti istituzioni del nostro Paese, si confronta su tematiche di particolare rilievo. Per questo è molto importante che questo evento sia stato organizzato con la Fondazione Cortina e che siano presenti le autorità dello Stato. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi, proprio per il loro significato morale, oltre che sportivo e culturale, non sono soltanto un grande evento, sono un dato strutturale anche dal punto di vista culturale e quindi credo che sia molto importante avere questa visione prospettica affinché il bilancio sia anche un rilancio e ci renda tutti quanti più ricchi, cioè ci dia una lezione. Del resto, noi siamo qui all’Università LUMSA dove gli studenti imparano a dire qualcosa di nuovo e di migliore per la società di oggi».
Nel corso del suo intervento il professor Bonini ha anche letto il messaggio inviato dal Ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi: «Milano Cortina è la grande sfida vinta dal Sistema Italia. Ma il vero successo è la legacy: infrastrutture più moderne, territori più accessibili e sostenibili, comunità più forti. L’abbattimento delle barriere architettoniche, eredità preziosa delle paralimpiadi, e un nuovo modello di turismo sostenibile per valorizzare i territori sono il segno più concreto di come un grande evento sportivo possa migliorare la vita quotidiana delle persone. Il nostro impegno è trasformare l’emozione dei giochi in opportunità durature per il Paese, costruendo insieme un turismo più inclusivo, responsabile e competitivo».
Dopo è stata la volta del “padrone di casa” delle Olimpiadi, il sindaco di Cortina d’Ampezzo Gianluca Lorenzi: «Un ringraziamento speciale va alle forze dell’ordine per quello che hanno fatto durante i Giochi, che non avrebbero avuto tutto questo successo, se dietro non ci fosse stato un sistema di sicurezza tale da permetterci di fare un evento di eccellenza. Sono stati cinque anni di grandissimo lavoro, ma nessuno si aspettava una manifestazione così eccezionale. Abbiamo seminato, adesso bisogna far sì che queste piante crescano e diano un raccolto. Cortina ha puntato sulle Olimpiadi e Paralimpiadi per cercare di dare una destagionalizzazione al turismo e creare all’interno della comunità un nuovo know-how, lo testimonia l’ottimo lavoro fatto da Fondazione Cortina, ma soprattutto abbiamo accettato una grande sfida che riguarda il futuro di Cortina, il futuro dello sport, il futuro di quello che ci aspettiamo per i nostri giovani. Noi dobbiamo dare nuove opportunità a un sistema turistico che sicuramente va svecchiato, e questi Giochi sono la dimostrazione che le cose si possono fare. Abbiamo fatto un grande lavoro che però è un inizio. Dobbiamo proseguire su questa strada perché le aspettative sono tante, ma soprattutto perché dobbiamo dare certezze e opportunità ai nostri giovani. Siamo dentro una sede universitaria nella quale molti studenti si stanno formando, magari proprio nel settore turistico. Noi contiamo su di loro perché sono il futuro di questa Nazione».
Per Giuseppe Fasiol, commissario straordinario del governo per l’organizzazione e lo svolgimento delle Paralimpiadi 2026, i Giochi hanno dimostrato come il principio dell’international Paralympic Commitee, ‘Lo sport per tutti’ si sia trasformato in ‘turismo per tutti’: «nelle località che sono state interessate dalle Olimpiadi e dalle Paralimpiadi, Cortina in primo luogo, la Valtellina, la Val di Fiemme c’è stata un’importante accelerazione per un turismo più sostenibile. Certo, ci sono ancora tantissime cose da fare perché in tema di disabilità l’asticella va sempre alzata e ogni grande evento deve contribuire ad arrivare a livelli sempre più alti. Quello che mi ha dato più soddisfazione è stato il modello organizzativo che abbiamo messo in piedi, all’inizio non era per nulla scontato, che ha consentito a molte amministrazioni pubbliche di lavorare assieme a soggetti privati per raggiungere quel livello di partecipazione di accessibilità e di inclusività di inclusione che tutto il mondo penso ci abbia riconosciuto in occasione delle Paralimpiadi. Non dipende da noi, ma come Paese abbiamo dimostrato di poter organizzare un’altra Olimpiade e Paralimpiade».
Il prefetto Diego Parente, capo della segreteria del dipartimento della Pubblica Sicurezza, ha ricordato l’impegno decisivo delle forze dell’ordine:
«Il nostro obiettivo era quello di garantire un evento in sicurezza, fronteggiando tutte le difficoltà e le insidie che i Giochi presentavano. Fortunatamente la cornice di sicurezza è stata massima, sia nell’efficienza, sia nel garantire la libera fruizione degli spazi ai cittadini, agli spettatori e ai turisti. Possiamo quindi dire che anche noi abbiamo contribuito al successo di queste Olimpiadi, un successo di sicurezza, pubblico e infrastrutture. Oltre alla tecnologia impiegata, che è rimasta in dotazione ai territori, dal punto di vista delle risorse umane abbiamo impegnato oltre 6000 persone di rinforzo di cui 800 solo nella provincia di Belluno. I Giochi olimpici ci hanno confermato che siamo un Paese in cui le forze di polizia sono efficienti, molto equilibrate e in grado di agire in modo coordinato. Tutto questo ci consente di garantire sempre e comunque una cornice di sicurezza e di fronteggiare in maniera sempre molto equilibrata tutte le emergenze che si manifestano giornalmente».
Tra gli ospiti insala il Questore di Roma, Roberto Massucci, che è stato invitato a prendere la parola:
«Quando si parla di giochi olimpici, c’è una cosa che va considerata: sono uniche nel panorama dei grandi eventi. Nessun grande evento è in grado di dare quello che danno le Olimpiadi. Personalmente nell’attività di cooperazione internazionale ho fatto quattro mondiali di calcio, quattro europei e due Confederations Cup. Ho visto paesi in cui sono stati spesi tanti soldi per poche persone e che non hanno lasciato niente solo debiti, ma non hanno favorito quel cambiamento dei territori che portano le Olimpiadi. Faccio i complimenti al Rettore per aver voluto portare questi ragionamenti all’interno dell’Università perché credo che siano veramente un valore aggiunto di riflessione per i giovani studenti che spero ne colgano l’occasione, anche per fare degli studi comparati a livello internazionale dove si possono trarre tanti principi utili dal punto di vista economico, della sicurezza e del sociale. L’unica cosa che mi dispiace è che se nel 2040 ci saranno le Olimpiadi estive a Roma purtroppo non potrò mai gestirle perché l’anagrafe non me lo consentirà. Le Olimpiadi estive sono una cosa che veramente va al di là di qualsiasi immaginazione: centinaia di paesi coinvolti, tutte le discipline sportive…un evento fantastico».
Giuseppe Pecoraro, presidente di ANAS, ha rimarcato l’importanza del metodo di lavoro applicato e l’eredità per le generazioni future:
«Milano Cortina 2026 ha dimostrato che il sistema Paese, quando opera con una visione condivisa, è in grado di affrontare sfide complesse e di raggiungere risultati importanti. Le Olimpiadi hanno lasciato in eredità un metodo. Un metodo fondato sulla collaborazione tra istituzioni, amministrazioni, imprese, università e comunità locali. E una maggiore consapevolezza dell’importanza della pianificazione e dell’innovazione. Una eredità che riguarda in modo particolare i giovani. Perché tutte le infrastrutture che abbiamo realizzato non appartengono soltanto alla nostra generazione, ma soprattutto a quelle future. Le strade che costruiamo oggi saranno percorse dai giovani che oggi siedono nelle aule universitarie e dai loro figli. I ponti, le gallerie e i sistemi intelligenti che realizziamo oggi continueranno a produrre benefici per molti decenni. Per questo motivo la responsabilità di chi progetta e realizza infrastrutture pubbliche è enorme».
Le conclusioni sono state affidate a Stefano Longo, presidente della Fondazione Cortina:
«La vera legacy di Milano Cortina 2026 si misura nella capacità di dare continuità all’esperienza dei Giochi, trasformandola in un valore concreto per i territori e per le persone che li vivono. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi sono state una sfida organizzativa importante, ma anche un’occasione per mettere a sistema competenze e professionalità. Fondazione Cortina ha svolto un importante ruolo operativo durante i Giochi, mettendo a disposizione del Comitato organizzatore le proprie competenze e il lavoro di tante persone del territorio. Oggi quella stessa esperienza rappresenta una base da cui ripartire: siamo impegnati nella gestione dei prossimi eventi sportivi, a cominciare dal rinomato appuntamento con la Coppa del Mondo di sci alpino femminile, con l’obiettivo che Cortina continui a essere un punto di riferimento per lo sport internazionale.
La legacy riguarda però anche il modo in cui i territori sapranno accogliere le persone nel tempo. Un turismo sostenibile richiede attenzione alla qualità dei servizi, all’accessibilità, alla tutela dell’ambiente e all’equilibrio tra le esigenze dei visitatori e quelle dei residenti. È questa la sfida che abbiamo davanti: fare in modo che l’eredità olimpica e paralimpica non resti legata a questo singolo evento, ma diventi un’opportunità di lungo periodo”, ha dichiarato Stefano Longo, Presidente della Fondazione Cortina».
Il convegno ‘Olimpiadi e Paralimpiadi, una legacy per un turismo sostenibile’, organizzato dall’Università LUMSA in partnership con la Fondazione Cortina, con il patrocinio del Ministero del Turismo e del Comune di Cortina d’Ampezzo, è stato moderato da Guglielmo Fiori, coordinatore organizzativo dell’evento.
